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Martedì, 20 Settembre, 2016 - 11:43
«Eutanasia, lasciateci liberi di scegliere»
Il criterio per Alessandra è solo uno: «lasciare libere le persone ammalate di andarsene, rispettare la loro scelta e fare di tutto, laddove ce ne fosse bisogno, perché venga concretizzata: che siano maggiorenni o minorenni, bisogna sempre anteporre al proprio egoismo, alle convenzioni, ai diktat religiosi, la volontà di chi ha scelto di essere lasciato andare perché si trova in una condizione esistenziale non più dignitosa e di insostenibile sofferenza per la quale non c’è altra soluzione se non la morte».

«Eutanasia, lasciateci liberi di scegliere»

Articolo tratto da Vvox.it - Ha fatto molto discutere il caso di eutanasia su minore avvenuto in Belgio. L’Arena di oggi ha dato spazio alla testimonianza diretta di Alessandra Fraccaroli, 31enne di Illasi (Vr), tetraplegica da 17 anni, paralizzata dal collo in giù. «È facile parlare e giudicare quando non si vive una condizione gravemente invalidante come la mia», dice Alessandra. «Tutti bravi a pontificare e a fare i conti con i problemi degli altri, pochi quelli in grado di comprendere davvero cosa significhi stare così male da desiderare di morire».

«Sono inchiodata sul mio “bolide” da quasi 17 anni, tetraplegica e quindi con nessuna autonomia», spiega Alessandra. «Quando dico nessuna, intendo nessuna: non muovo nulla dalla testa in giù, funziona bene solo il cervello quindi parlo, penso, rifletto, mangio (se imboccata) e piango, sì, piango perché ho dolori forti da togliere il respiro e dopo ho bisogno di qualcuno che mi asciughi le lacrime. O che mi cacci via dal viso la mosca fastidiosa. Che mi vesta, mi lavi, mi trucchi, mi pettini. Sono una totale non auto-sufficiente. Ecco, qualcuno vuol provare a far cambio anche solo per un po’ e farsi un giretto sulla mia super-carrozzina? Qualcuno, prima di dire a chi sta come me o peggio di me, che può o non può invocare l’eutanasia, vuole provare a mettersi nei miei panni?».

Il dibattito sull’eutanasia la nausea. Il criterio per Alessandra è solo uno: «lasciare libere le persone ammalate di andarsene, rispettare la loro scelta e fare di tutto, laddove ce ne fosse bisogno, perché venga concretizzata: che siano maggiorenni o minorenni, bisogna sempre anteporre al proprio egoismo, alle convenzioni, ai diktat religiosi, la volontà di chi ha scelto di essere lasciato andare perché si trova in una condizione esistenziale non più dignitosa e di insostenibile sofferenza per la quale non c’è altra soluzione se non la morte».

Anche per i minori, sì: «Decidano i genitori perché chi meglio di loro, di fronte alle pene disumane delle loro creature, può scegliere di mettere fine a tanto inutile dolore? È la più grande forma d’amore, altroché chiacchiere…».Poi conclude: «Quando perderò anche l’unica facoltà rimastami – che è comunicare – voglio che mi si lasci andare via, voglio l’eutanasiaperché non posso soffrire più di quanto fino a qui sono stata in grado di sopportare».