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Lunedì, 30 Aprile, 2018 - 12:44
Caso Cappato-Dj Fabo: traballante l'intervento del Governo
Suscitano dubbi le conclusioni circa l'irrilevanza delle questioni poste alla Corte costituzionale.

Caso Cappato-Dj Fabo: traballante l'intervento del Governo

Articolo di Sergio Vinciguerra su ItaliaOggi - Ma è costituzionale l'agevolazione del suicidio? Nel giudizio di costituzionalità sull'art. 580 c.p. promosso dalla Corte d'assise di Milano, è intervenuto il presidente del consiglio dei Ministri. Nell'atto di intervento l'Avvocatura dichiara «la consapevolezza dei risvolti, particolarmente delicati, della questione che, da un lato attengono ad aspetti soggettivamente sensibili e dolorosi, che devono essere considerati con rispetto; dall'altro, attengono a diverse percezioni e ricostruzioni concettuali di principi giuridicamente rilevanti». Condivisibili, questi giudizi, ma non si possono nascondere i dubbi che suscitano le conclusioni dell'atto di intervento circa l'inammissibilità e l'irrilevanza delle questioni di costituzionalità sollevate dalla Corte milanese.

Da premettere che, secondo l'art. 580 c.p., «chiunque determina altri o rafforza l'altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l'esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da 5 a 12 anni». Nel caso, si trattava del fatto di chi (Marco Cappato) aveva portato con l'auto in Svizzera la vittima (Fabiano Antoniani, Dj Fabo) di un incidente stradale rimasta tetraplegica, affetta da cecità bilaterale permanente e non autonoma nella respirazione e nell'alimentazione. In Svizzera fu praticata l'assistenza al suicidio, come consentita dalla legge locale.

Secondo l'atto di intervento, l'inammissibilità e l'irrilevanza delle questioni sollevate dalla Corte milanese dipenderebbero dal fatto che essa «avrebbe ... potuto definire il giudizio penale pendente a carico di C., per la parte attinente all'agevolazione, avendo già escluso ... che il comportamento di C. abbia determinato il rafforzamento dell'intenzione suicidiaria di F.A. sulla base dell'istruttoria compiuta». Ciò, perché «in base alla giurisprudenza costituzionale ... «le leggi non si dichiarano costituzionalmente illegittime perché è possibile darne un'interpretazione incostituzionale, ma perché è impossibile darne interpretazioni costituzionali»» e la Corte milanese, nel sollevare le questioni di costituzionalità, richiama la sentenza della Corte europea dei diritti umani 29 aprile 2002, Pretty c. Regno Unito. Questa sentenza, secondo la lettura che ne dà l'atto di intervento, rende «sanzionabili, ai sensi dell'art. 580 c.p. citato, solo le condotte che abbiano alterato il percorso psichico del soggetto passivo, impedendogli di addivenire in modo consapevole e ponderato a tale scelta». Quand'anche la Cedu avesse così deciso (e su ciò si può non concordare), sarebbe condivisibile la Corte milanese che ha ritenuto di non poter pervenire ad abrogare mediante un'interpretazione costituzionalmente orientata una condotta prevista come criminosa dalla legge (nel caso, agevolare l'esecuzione del suicidio). Ciò non rientra nei compiti del giudice ordinario ma del giudice costituzionale. Altro è interpretare, altro è abrogare.

Ma, se la decisione della Corte milanese fosse stata quella suggerita dall'atto di intervento, sarebbe stata illegittima, perché secondo l'atto di intervento si deve ritenere che agevolare il suicidio «resti figura giustificata sul piano costituzionale allo scopo di far sì che l'esecuzione di quel supremo proposito rimanga riservata esclusivamente, anche circa tempi e modi, a scelte della singola persona fisica che voglia suicidarsi, senza interferenze di altri» assicurando «sino all'ultimo istante di vita, la possibilità di ritirare la volontà di suicidarsi; laddove la partecipazione del terzo all'esecuzione potrebbe rendere, invece, inevitabile l'esito fatale vanificando del tutto un`estrema volontà contraria dell'interessato». È una preoccupazione certamente ragionevole e che trova una conferma nell'art. 1.5, legge n. 219/2017 (sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento), che prevede «la possibilità per il paziente di modificare la propria volontà» espressa in precedenza circa il «rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza» e regola come prenderne atto.

Ma, questo timore non può trasformare il delitto in questione in un delitto di pericolo astratto, perché sarebbe irrazionale punire anche quando v'è la prova, come nel caso Cappato, che l'autore non ha vanificato la volontà dell'interessato, oggetto di protezione nella norma incriminatrice.

L'atto di intervento fornisce, dunque, lo spunto per l'accoglimento da parte della Corte costituzionale, con una sentenza interpretativa, di quanto richiesto dalla Corte milanese.