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Mercoledì, 8 Novembre, 2017 - 13:41
Cosa è successo oggi al processo di Cappato
Nel giorno in cui si è aperto il processo a Marco Cappato, imputato per aver aiutato Dj Fabo a raggiungere la Svizzera per ottenere il suicidio assistito, parte anche una campagna web intorno all'hashtag #ConCappato per quanti vorranno sostenere simbolicamente sui social o più concretamente con una donazione la coraggiosa azione legale.

Cosa è successo oggi al processo di Cappato

Si tratta di una chiamata civile ai cittadini italiani che vogliono essere liberi e di una battaglia di tutti, ma che avrà bisogno del supporto di tutti coloro che si vorranno schierare al fianco di Cappato, esposto in prima persona con un atto di disobbedienza civile per accelerare la legalizzazione dell'eutanasia in Italia, un tema attualmente affossato nelle aule parlamentari. All'esterno del Palazzo di Giustizia a Milano, i Radicali hanno organizzato un presidio in suo sostegno.

Per Filomena Gallo, avvocatessa e Segretaria dell'Associazione Luca Coscioni, "i giudici in Italia sono costretti a sopperire all'immobilità del legislatore intervenendo e confermando di volta in volta tutele costituzionali fondamentali in assenza di leggi specifiche sul tema del fine vita". L'incapacità della politica ufficiale, prosegue Gallo, "a legiferare su questi argomenti, evidenzia sempre di più la crisi della nostra democrazia. Oggi il processo a Cappato rappresenta - aggiunge - un altro momento fondamentale per tentare di affermare la prevalenza dei principi costituzionali sul codice penale risalente al periodo fascista".

"L'articolo 32 della Costituzione stabilisce che 'La legge non puo' in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana'. Come spesso ricordava il prof. Stefano Rodotà, questa è una delle affermazioni più forti della nostra Costituzione. I padri costituenti - spiega l'avvocato - hanno garantito ai cittadini che nessuno 'metterà la mano' su di loro, sulla loro vita".

I pm di Milano Tiziana Siciliano e Sara Arduini avevano chiesto nei mesi scorsi di archiviare l'inchiesta su Cappato, scattata dopo la sua autodenuncia, o di sollevare una questione di costituzionalità della norma sull'aiuto al suicidio. Il gip Luigi Gargiulo ha invece ordinato l'imputazione coatta: avendo prospettato a Dj Fabo una dolce morte qualora si fosse rivolto a alla struttura svizzera, Cappato, secondo il gip, non solo lo avrebbe aiutato a morire ma avrebbe anche rafforzato il suo "proposito di suicidio". Per la Procura, invece, avrebbe semplicemente aiutato una persona ad esercitare il diritto di morire con dignità. Dopo l'imputazione coatta, Cappato ha scelto di andare direttamente a processo con rito immediato saltando l'udienza preliminare.

Per dimostrare le condizioni fisiche in cui si trovava Fabiano e la lunga agonia a cui sarebbe andato incontro nel morire senza supporto medico-farmacologico, in aula a Milano verrà proiettata l'intervista rilasciata dal 40enne a "Le Iene". Il filmato integrale (tutto il 'girato' dell'intervista, mai mostrato prima) dello scorso gennaio sarà visionato dai giudici togati e popolari in una delle due udienze già fissate per il 4 e il 13 dicembre, in cui saranno anche sentiti tutti i testimoni.

"Chiediamo la visione in aula di questo documento di particolare rilevanza - ha spiegato la pm Siciliano - non per volontaria scenograficità, ma perché la riteniamo opportuna assieme all'escussione come testimone del giornalista (Giulio Golia, ndr) per spiegare le effettive condizioni prima, dopo e durante e per come si possono ricavare dalle immagini".

I pm hanno anche chiesto e ottenuto di acquisire al dibattimento una copia del codice penale svizzero, una brochure sulla clinica 'Dignitas' vicino Zurigo, dove Dj Fabo e' morto il 27 febbraio scorso, una serie di fotografie ritraenti la struttura, "il certificato del dottor Veneroni sulla dimissione dal reparto di unità spinale" di Dj Fabo, "un certificato del dottor Veneroni sulla sua patologia", la certificazione clinica con l'anamnesi, le indicazioni delle terapie che Fabo assumeva e le posologie dell'assunzione dei farmaci. Tra i testi della Procura la madre del 40enne e la fidanzata Valeria, il medico curante e un consulente dei pm.

Anche i legali Massimo Rossi e Francesco Di Paola hanno citato la mamma e la compagna di Antoniani e il medico Mario Riccio, che staccò la spina a Piergiorgio Welby. "Un teste importante", ha precisato la difesa, che ha fatto proprie anche le richieste dei pm. Anche Cappato sara' ascoltato in aula.

Sara' un processo rapido quello a Marco Cappato, potrebbe arrivare a sentenza già tra gennaio e febbraio.

Matteo Mainardi