eutanasialegale

Martedì, 6 Dicembre, 2016 - 12:36
"Grazie a Eluana Englaro rifiutare le cure è un atto di libertà"
Beppino Englaro
Parla Beppino, il padre di Eluana Englaro: «Mia figlia non poteva continuare ad essere la vittima sacrificale di convincimenti altrui. Ero convinto che la magistratura, prima o poi, avrebbe riconosciuto il suo diritto. La Costituzione parla di inviolabilità della persona e della sua libertà».

"Grazie a Eluana Englaro rifiutare le cure è un atto di libertà"

«Bisogna dire grazie ad Eluana se se oggi ci sono sentenze che riconoscono e ricordano il diritto all'autodeterminazione, a rifiutare tutte le cure, le terapie, e ad essere accuditi senza dolore fino alla fine».

Beppino Englaro parla con tono pacato il giorno dopo la pubblicazione della decisione del giudice di Cagliari che, accogliendo il ricorso di un malato di Sla, Walter Piludu, deciso ad andarsene, ordinava alla Asl di togliergli il respiratore e sotto redazione per evitare «ansie e dolore».

Libertà di scelta grazie ad Eluana?

«Sì. Il giudice di Cagliari cita in vari punti le sentenze della Cassazione del 2007 e del Consiglio di Stato del 2014, che riconoscevano il diritto di rifiutare tutte le cure anche se ciò portava alla morte, e sancivano l'obbligo delle Asl di seguire il malato nel migliore dei modi verso la fine e di essere accompagnati nel morire».

Per arrivarci, anni di processi e polemiche.

«Ci sono voluti 5.750 giorni e notti, 15 anni e nove mesi per intravvedere la possibilità di strappare Eluana a quell'inferno che lei non voleva. Se capita a me preferisco morire, aveva detto dopo aver visto un amico in corna. Io non ho potuto fare altro che cercare di darle voce. Di fare in modo
che il suo volere venisse rispettato dopo che un incidente stradale l'aveva lasciata senza coscienza».

Molti lo avrebbero fatto di nascosto...

«Io credo nella legge, nella giustizia, nel fare le cose in modo aperto, pubblico. La vera libertà è nella legalità e dentro la società. E così io che non conoscevo le leggi ho studiato, ho portato per la prima volta nei tribunali l'idea di Eluana che tutti avessero il diritto di dire no alle cure: lasciate che la morte accada».

Cosa dice la Costituzione?

«Parla del diritto alla salute ma anche all'autoderminazione».

C'è un diritto a morire?

«No, non c'è da un punto di vista legale un diritto di morire, ma ad essere lasciati morire sì. Ed è quello che avrebbe voluto mia figlia».

La sentenza di Cagliari dice: rifiutare le cure non è eutanasia.

«Come non lo era per Eluana. Non veniva richiesta nessuna eutanasia, ma semplicemente che venisse ripreso quello che i medici, le macchine e la scienza avevano interrotto. Quella di mia figlia non era una situazione che esiste in natura: idratata, nutrita con sondini, non era vita e non era morte. Era un qualcosa creato dalla medicina, un limbo che sarebbe potuto andare avanti all'infinito. Giustissimo per chi lo desidera, ma mia figlia ne aveva orrore».

La politica e il Paese si divisero.

«Eluana non poteva continuare ad essere la vittima sacrificale di convincimenti altrui. Ero convinto che la magistratura, prima o poi, avrebbe riconosciuto il suo diritto. La Costituzione parla di inviolabilità della persona e della sua libertà».

Cosa è cambiato da allora?

«Grazie alla vicenda Eluana non c'è più il deserto per esercitare l'autodeterminazione terapeutica come nel lontano gennaio 1992. Dopo la sentenza della Corte di Cassazione del 16 ottobre 2007 questo diritto fondamentale è riconosciuto come perfettamente allineato alla nostra Costituzione. Nessuna discriminazione per le persone non più capaci di intendere e volere. Bastano le loro disposizioni semplici, chiare e inequivocabili anche ora per allora per decidere "con la persona"».

Serve una legge sul testamento biologico?

«Sì, se allineata ai principi di diritto, in uno Stato di diritto, perfettamente allineati alla Costituzione».

E sull'eutanasia?

«Sono convinto che non si può restare indifferenti davanti a tragedie come quelle di Mario Monicelli o di Carlo Lizzani, costretti a buttarsi giù dalla finestra per morire. Ma non so se le istituzioni italiane siano pronte a venire incontro a queste persone».

BEPPINO ENGLARO PARTECIPERA' ALL'EVENTO DEL 20 DICEMBRE ORGANIZZATO DALL'ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI A ROMA. CLICCA QUI PER SAPERNE DI PIU'.