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Giovedì, 16 Febbraio, 2017 - 12:01
Il medico di Welby: «La politica è indietro»
Mario Riccio, medico anestesista di Piergiorgio Welby e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni, interviene sul testamento biologico: «Va depenalizzata l'eutanasia».

Il medico di Welby: «La politica è indietro»

Intervista di Giovanni Panettiere sul Quotidiano Nazionale - «Undici anni dopo la morte di Piergiorgio Welby sono stanco di dover ancora parlare di biotestamento. Mi adeguo, per carità, ma il nostro resta un Paese retrogrado, in Europa pari solo alla Romania e all'Ungheria». All'uscita della conferenza stampa dell'Associazione Luca Coscioni sul ddl Lenzi circa le Dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat), il dottor Mario Riccio fatica a trattenere l'amarezza per l'andamento del dibattitto in corso in Italia sul fine vita. Sullo sfondo l'ultimo caso di cronaca, quello del malato di Sla di Montebelluna, spentosi alcuni giorni fa dopo una sedazione profonda richiesta dallo stesso paziente. Nel 2006 fu Riccio, anestesista di Cremona, a staccare la spina a Welby, precedentemte sedato, dando così seguito alla volontà del pittore-poeta, affetto da una grave forma di distrofia muscolare. Per quella vicenda il medico venne sottoposto a processo, con l'accusa di omicidio del consenziente.

Dottore, davvero non è proprio cambiato nulla dal caso Welby?

«È mutata la percezione e la sensibilità dell'opinione pubblica che ha capito di che cosa si sta parlando. Purtroppo, invece, l'atteggiamento della politica è rimasto quella di allora: siamo ancora qui a dover discutere se attuare o meno in pieno la volontà del paziente».

Chi si è mossa in questi anni è la giurisprudenza, non trova?

«Senza dubbio, un decennio fa ío per una vicenda assolutamente analoga a quella di Montebelluna ho subìto un processo, seppur breve e con un esito favorevole, per giunta scontato».

Nel suo caso il giudice ordinò «il non luogo a procedere», perché «il fatto non costituisce reato».

«Proprio così... Venni prosciolto non perché non avessi commesso l'omicidio del consenziente, bensì in quanto avevo ottemperato a un dovere impostomi dall'articolo 32 della Costituzione che riconosce al singolo il diritto a non essere sottoposto a un determinato trattamento sanitario. Nella vicenda Welby il magistrato ravvisò una causa di non punibilità, l'anno scorso, invece, il giudice tutelare ha ordinato all'Asl di Cagliari di staccare i macchinari che tenevano in vita Walter Piludu, proprio in ottemperanza alla Carta. Un bel passo avanti».

A Montebelluna è stata praticata una sedazione palliativa profonda e continua, in contemporaneo all'ainterruzione dell'alimentazione artificiale. Da alcune frange pro life si grida all'eutanasia passiva: si aprirà un'inchiesta?

«No, assolutamente no. Credo che l'ordinanza di Cagliari abbia tracciato una linea precisa che è poi quella della Costituzione. La sedazione palliativa profonda e continua è una pratica ordinaria nei nostri ospedali. Durante questa manovra si sospendono tutte le eventuali terapie in corso, dalla ventilazione meccanica alla nutrizione. Cambiano i tempi del decesso, più lunghi, ma equivale a staccare la spina».

Per una parte della classe medica, non per forza cattolica, l'alimentazione e l'idratazione artificiale non sono trattamenti sanitari e pertanto non possono essere oggetto di disposizioni nel biotestamento.

«Questo è una retaggio culturale che tuttavia non risponde alla realtà dei fatti. Credo che sia bene avere un dibattito interno alla comunità scientifica. Altro è imporre il proprio orientamento al malato».

Il ddl Lenzi consente di disporre anche lo stop dell'alimentazione/idratazione artificiale.

«È un aspetto positivo, ma restano dei punti dolenti nel testo. Per esempio, rifacendosi alla legge del 2010 sul dolore, che non parla esplicitamente di sedazione palliativa profonda e continua, il ddl non tutela questo trattamento. Il mio timore è che si approvi una legge che renda ancora più complessa l'applicazione della Carta. Va depenalizzata l'eutanasia».