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Mercoledì, 14 Dicembre, 2016 - 11:22
Il silenzio del Parlamento sul fine vita
Pubblichiamo a seguire la lettera di Paolo Izzo e la risposta di Corrado Augias pubblicata oggi su "La Repubblica".

Il silenzio del Parlamento sul fine vita

Paolo Izzo: Caro Augias, alcuni embrioni di diritti civili e umani, congelati in occasione dell'estenuante scontro sul referendum, potrebbero essere finalmente riportati alla luce quanto meno di una discussione seria e in buona fede quale l'argomento merita. Più d'una volta, nella sua rubrica, si sono confrontate posizioni diverse sul tema del fine vita, mentre fuori imperversava un silenzio vegetativo. Tuttavia, da qualche giorno, un barlume di laicità si è acceso grazie alla buona intervista al professor Sabatelli, medico cattolico e primario del cattolicissimo policlinico Gemelli. Non sono soltanto Mina Welby e Beppino Englaro, con le loro lunghe battaglie o Michela Marzano, con il suo accorato commento su Repubblica di pochi giorni fa, a invocare l'esistenza di un diritto a morire umanamente e possibilmente senza dolore, ma anche un illustre luminare può affermare che non aspetterebbe un tribunale per rispettare la volontà di un suo paziente. Ora manca solo un segnale di vita da parte della politica ammesso che sia ancora capace di affrontare problemi generali e non di pensare solo a se stessa. Giace in Parlamento, da più di tre anni, la proposta di legge di iniziativa popolare su eutanasia e testamento biologico scritta dai Radicali e sottoscritta da decine di migliaia di persone. Sarebbe un dovere di umanità cominciare finalmente a discuterne.

Corrado Augias: Il Signor Izzo si riferisce all'intervista uscita su Repubblica giovedì 8 scorso. Caterina Pasolini ha raccolto e pubblicato le opinioni del professor Mario Sabatelli, primario del policlinico Gemelli di Roma di consolidata tradizione cattolica. L'incontro nasceva a sua volta dopo la decisione del tribunale di Cagliari che aveva autorizzato Walter Piludu, malato di Sla, a togliere il respiratore dopo essere stato sedato per andarsene senza soffrire. Piludu, storico dirigente comunista, è stato salutato dagli amici con le parole «è morto un combattente». Ancora una volta la magistratura ha dovuto supplire con una sentenza all'inerzia di una classe politica che, senza considerare la doverosa parentesi per il referendum, continua a occuparsi in prevalenza non dei problemi dei cittadini ma dei propri. Il professor Sabatelli ha fatto in quel colloquio alcune osservazioni e dato alcune notizie di grande importanza. Le sue parole hanno avuto una certa eco ma non quanta ne avrebbero meritata, se si pensa alle polemiche arrivate fino all'isteria che accompagnarono la sedazione finale di Eluana Englaro dopo 17 anni (!) di coma in stato vegetativo. Nel reparto guidato dal professor Sabatelli «i malati sanno di poter rinunciare al respiratore quando dovesse diventare intollerabile». Ha aggiunto: «Trovo scandaloso che in molti pronto soccorso i medici si arroghino il diritto di intubare malati che hanno detto di no... al Gemelli studiamo un piano di cura, ascoltiamo le volontà di chi vive con un tubo in gola e un sondino nel naso per nutrirsi». Forse l'epoca del rifiuto cieco come nei casi Englaro e Welby sta finendo per far posto ad una maggiore umanità. Forse anche la politica, prima o poi, finirà per rendersene conto.