eutanasialegale

Mercoledì, 6 Novembre, 2013 - 10:42
"Legalizzare è possibile. Va conquistato il diritto a conoscere" Intervento di Marco Cappato al X Congresso dell’Associazione Luca Coscioni
Noi non siamo una associazione di assistenza, non siamo un'associazione culturale, non siamo una associazione che deve vivere per realizzare agitazione o propaganda.

"Legalizzare è possibile. Va conquistato il diritto a conoscere" Intervento di Marco Cappato al X Congresso dell’Associazione Luca Coscioni

Pubblichiamo di seguito l’intervento di Marco Cappato, leader e ideatore della Campagna per l’Eutanasia Legale nonché  tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. È un intervento importante che spiega il perché e come siamo determinati ad ottenere i risultati. Spiega le ragioni di un’associazione politica che da conto di ogni euro speso.

Estrapoliamo qui, due passaggi della sua relazione, riferiti alla campagna eutanasia legale, con la speranza che in tanti sarete a darci forza di continuare attraverso anche un piccolo contributo. 

[..] Noi non siamo una associazione di assistenza, non siamo un'associazione culturale, non siamo una associazione che deve vivere per realizzare agitazione o propaganda, o per soddisfare il piacere intellettuale di chi partecipa, per porre dei problemi e raccogliere fondi su  quei problemi.

Noi dobbiamo raggiungere degli obiettivi.

La campagna eutanasia legale è una campagna fatta per ottenere che per la prima volta una proposta di legge di iniziativa popolare con le sue 50 mila firme non sia lasciata marcire nei corridoi e nei cassetti della camera dei deputati.

Inizia con questo congresso la campagna rivolta a ciascun Parlamentare affinche' quella proposta di legge sia messa all'ordine del giorno, sia discussa e, se fosse discussa, sappiamo, che di fronte a quel 62% di italiani che l'eurispes dice essere favorevoli all'eutanasia, quella campagna si potrebbe anche vincere. Se invece sarà una decisione per 4-5 capigruppo in commissione parlamentare. in pochi minuti si toglieranno questo problema. […]

[…] Una delle principali spese che abbiamo sostenuto in questi mesi, in particolare durante la campagna di raccolta firme per l'eutanasia legale, riguarda l'informazione, investendo sempre di più su Internet e i nostri siti. Il sito www.eutanasialegale.it è stata la piattaforma per la campagna di raccolte firme . E' disponibile su quel sito la relazione di Romanciuc su come è stata svolta la campagna; sul sito www.associazionelucacoscioni.it c'è anche la relazione di migliorati sull'autofinanziamento. Potrete constatare come in questi mesi si sia rafforzata molto su Facebook e Twitter la presenza dell'Associazione Luca Coscioni. Sull'on-line, abbiamo realizzato un minimo di presenza "clandestina" per cercare almeno in parte di compensare quanto non ci viene concesso dai grandi strumenti di disinformazione italiana. Ancora oggi non c'e' stato un dibattito serio, approfondito, in prima serata di fronte a milioni di persone sul fine vita, sull'eutanasia -che non fosse legato a casi individuali come Welby e Englaro- mai un dibattito che avesse dignità di dibattito politico tra i favorevoli e contrari. [...] Così come mai è stato possibile avere un dibattito alla luce delle vittorie ottenute per lo smantellamento della legge 40, con i successi che ha ricordato Filomena Gallo.

Ci siamo organizzati come un movimento di fatto "clandestino", un po' come questo congresso, che può "girare" solo attraverso i video e internet. Credo che abbiamo fatto bene a tenerlo, a patto di non commettere l'errore di ritenere che vada bene così, di ritenere che -siccome i bilanci sono a posto e comunque abbiamo avuto un certo seguito, siamo riusciti a portare a casa le firme che sono in fase di controllo e abbiamo ottenuto questo risultato- allora dobbiamo dirci soddisfatti. […]

 


Di seguito l’intervento integrale. 

 

 

Ascoltando la rassegna stampa oggi pensavo che sia un po' da pazzi essere a congresso e avere l'ambizione di un congresso politico nel momento in cui questi temi non solo non sono discussi, ma non esistono nemmeno, per la politica. Forse potremmo inventare per noi una patologie del tipo di quelle che Montinaro ci descriveva. Magari "disturbi congressuali schizofrenici"...perche' il problema nel dibattito politico ufficiale e': "ci dimettiamo o non ci dimettiamo"; "la legislatura finisce non finisce"; e via con questa tragicommedia, che puo' avere effetti tragici per il Paese, e rispetto alla quale la possibilità di regalare regole nuove per i cittadini italiani, o perlomeno di fare rispettare le regole esistenti, sembra non esistere.

Tale contesto si ripercuote su questo Congresso, e anche sul bilancio che porto nella relazione di tesoreria. Mi viene in mente un'immagine. Quasi una decina di anni fa, ai tempi della legge 40 sulla fecondazione assistita e poi del referendum, grazie a Luca trascinammo i Democratici di sinistra in una campagna referendaria che nemmeno volevano, che evidentemente non seppero combattere e difendere nell'elemento di fondo che si proponeva, che era in continuità con le grandi battaglie storice di laicità sul divorzio e l'aborto. Invece, il fronte referendario rimase intrappolato grazie anche alla corte costituzionale che impedi' il referendum di abolizione complessiva.

Oggi, noi a congresso nella difficoltà in cui siamo, portiamo dei risultati. E allora l'immagine che mi viene in mente è questa: pensate se noi fossimo oggi in un congresso del Partito democratico, e qualcuno potesse tenere una relazione come quella di Filomena, cioè una relazione del tipo: "vi ricordate, compagni, quando 8 anni fa raccogliemmo centinaia di migliaia di firme, e il nostro Segretario Fassino andava in televisione spiegando perché bisognava abolire...bene: oggi un pezzo di  quei referendum, che furono sabotati con la campagna Sulla Vita non si Vota, oggi una parte di  quei referendum e' stata vinta, una parte di  quei divieti e' stata abolita grazie a Filomena Gallo, alle coppie di pazienti che si sono rivolte all'Associazione Luca Coscioni e ad altre associazioni, altri legali e giuristi; oggi  quei divieti sono stati aboliti in questo modo!".   

Credo che parole del genere sarebbero accolte da un'ovazione in una sede congressuale come quella.

Ma la nostra sede congressuale e' questa, cioè una sede clandestina, completamente fuori dal contesto del cosiddetto dibattito politico che invade il cento per cento dell'attenzione dei cittadini italiani.

Ecco perché il nostro è un congresso da questo punto di vista molto difficile; anche le presenze parlamentari sulle quali abbiamo contato e contavamo fino all'ultimo, sappiamo che sarà difficile ottenerle; anche a loro ci rivolgiamo con lo slogan "E ora, Laiche Intese", che esprime la volontà di sovvertire una condizione dove le forze politiche e i capi della politica si aggregano, chi per la stabilità e chi per l'instabilità, ma non si capisce poi alla fine che cosa vogliono davvero realizzare.

Noi andiamo avanti con l'umiltà di chi crede di avere raggiunto risultati importanti e di averne altri da raggiungere proprio nella difficoltà di una sede congressuale come questa. I bilanci dell'Associazione Luca Coscioni corrispondono a questa realtà. Siamo in una situazione -se ci limitiamo allo specifico dell'associazione- comunque solida in termini economici e in termini finanziari. Abbiamo mantenuto sostanzialmente il numero di iscritti dell'anno scorso (circa 1120 iscritti ad oggi, una quarantina in meno rispetto all'anno scorso, calo dovuto al calo delle iscrizioni a pacchetto al partito radicale, il soggetto politico del quale siamo soggetto costituente). 

Abbiamo interrotto quest'anno il calo dell'autofinanziamento che ci aveva portato dai 350 mila euro dei tempi della campagna referendaria giù fino a 130 mila euro l'anno scorso; quest'anno siamo già oltre ai 155 mila euro, ci sono 522 sostenitori in piu' e 40 mila euro di autofinanziamento in più rispetto alla stessa data dell'anno scorso.

Credo che possiamo attribuire questa positiva interruzione di tendenza alla campagna per l'eutanasia legale, che porterà, con la fine della digitalizzazione delle anagrafiche sui moduli, circa 40 mila soggetti in piu' nell'indirizziario della associazione, che conta oggi 68 mila soggetti; quindi, stiamo andando ad aumentare di due terzi il patrimonio di contatti dell'associazione. 500 nuovi sostenitori e 37 mila euro sono il portato diretto dell'autofinanziamento arrivato sulla campagna eutanasia legale. Dunque, a grandi linee, l'aumento dei contributi e l'aumento dei nuovi sostenitori è più o meno corrispondente ai nuovi contatti arrivati per la campagna eutanasia legale.

Sul 5 per mille, che ormai e' diventata la fonte principale di risorse finanziarie per la nostra associazione: circa 200 mila euro, grazie a oltre 5 mila persone che firmano nella dichiarazione dei redditi per l'associazione, e questo numero e' rimasto costante nonostante le associazioni, tra le quali i contribuenti potevano scegliere sono molto aumentate (dalle 23 mila 900 associazioni del 2007 siamo arrivati a 33 mila e 500 associazioni), ma noi siamo rimasti attorno al centesimo posto.

Metteremo in votazione i bilanci oggi pomeriggio e potremo discuterne piu' approfonditamente; anticipo che la politica economica e finanziaria che con Filomena abbiamo voluto condurre -e prima con Berardo- è stata quella di non dare mai per acquisite le risorse del 5 per mille fino a che non entrano in cassa (lo Stato e' in ritardo di circa 2 anni nella elargizione delle somme del 5 per mille!), questo ci ha consentito di evitare squilibri in termini finanziari. Abbiamo sempre mantenuto un leggero attivo del conto economico dell'associazione e questo significa, in termini di iniziativa politica, che sappiamo già -avendo costituito una sorta di "fondo ad hoc" di oltre 200 mila euro- di poter tenere ad aprile 2014 il Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica con un adeguato livello di risorse, se riusciremo ad attirare anche un adeguato livello di attenzione da parte del mondo scientifico e delle personalità politiche.

Una delle principali spese che abbiamo sostenuto in questi mesi, in particolare durante la campagna di raccolta firme per l'eutanasia legale, riguarda l'informazione, investendo sempre di più su Internet e i nostri siti. Il sito www.eutanasialegale.it è stata la piattaforma per la campagna di raccolte firme . E' disponibile su quel sito la relazione di Romanciuc su come è stata svolta la campagna; sul sito www.associazionelucacoscioni.it c'è anche la relazione di migliorati sull'autofinanziamento. Potrete constatare come in questi mesi si sia rafforzata molto su Facebook e Twitter la presenza dell'Associazione Luca Coscioni. Sull'on-line, abbiamo realizzato un minimo di presenza "clandestina" per cercare almeno in parte di compensare quanto non ci viene concesso dai grandi strumenti di disinformazione italiana. Ancora oggi non c'e' stato un dibattito serio, approfondito, in prima serata di fronte a milioni di persone sul fine vita, sull'eutanasia -che non fosse legato a casi individuali come Welby e Englaro- mai un dibattito che avesse dignità di dibattito politico tra i favorevoli e contrari. Mai c'è stata la possibilità di approfondire in modo equilibrato, con i favorevoli, i contrari, sentendo le voci della scienza, la questione del "caso Stamina", la questione degli ogm, la questione della sperimentazione animale; mai e' stato possibile su questi temi che sono il cuore dell'iniziativa della nostra associazione avere l'aiuto di un dibattito serio e informato grazie ai mezzi di informazione. Così come mai è stato possibile avere un dibattito alla luce delle vittorie ottenute per lo smantellamento della legge 40, con i successi che ha ricordato Filomena Gallo.

Ci siamo organizzati come un movimento di fatto "clandestino", un po' come questo congresso, che può "girare" solo attraverso i video e internet. Credo che abbiamo fatto bene a tenerlo, a patto di non commettere l'errore di ritenere che vada bene così, di ritenere che -siccome i bilanci sono a posto e comunque abbiamo avuto un certo seguito, siamo riusciti a portare a casa le firme che sono in fase di controllo e abbiamo ottenuto questo risultato- allora dobbiamo dirci soddisfatti.

Così sarebbe se noi fossimo, come tante organizzazioni, associazioni del  volontariato italiano, soddisfatti semplicemente della nostra esistenza, del fatto che basti mettere insieme un po' di agitazione e propaganda mentre i problemi rimangono. Non voglio dire che per alcuni "per fortuna" i problemi rimangono, ma è certo che finchè rimane un problema, un'associazione che si occupa di quel problema tutto sommato mantiene la propria ragion d'essere... Noi non possiamo e non dobbiamo avere questo tipo di impostazione!

Noi non siamo una associazione di assistenza, non siamo un'associazione culturale, non siamo una associazione che deve vivere per realizzare agitazione o propaganda, o per soddisfare il piacere intellettuale di chi partecipa, per porre dei problemi e raccogliere fondi su  quei problemi.

Noi dobbiamo raggiungere degli obiettivi.

La campagna eutanasia legale è una campagna fatta per ottenere che per la prima volta una proposta di legge di iniziativa popolare con le sue 50 mila firme non sia lasciata marcire nei corridoi e nei cassetti della camera dei deputati.

Inizia con questo congresso la campagna rivolta a ciascun Parlamentare affinche' quella proposta di legge sia messa all'ordine del giorno, sia discussa e, se fosse discussa, sappiamo, che di fronte a quel 62% di italiani che l'eurispes dice essere favorevoli all'eutanasia, quella campagna si potrebbe anche vincere. Se invece sarà una decisione per 4-5 capigruppo in commissione parlamentare. in pochi minuti si toglieranno questo problema.

Questo problema riguarda anche le questioni piu' impopolari -apparentemente- della nostra iniziativa: caso stamina, sperimentazione animale, dove sembrerebbe che l'Associazione Luca Coscioni sia diventata, proprio noi che vogliamo la libertà di ricerca, insensibile alla morte di bambini, malati che non si trovano in grado di avere delle cure. Noi invece stiamo semplicemente cercando - e ci saranno altri molto di meglio di me in grado di farlo durante questo Congresso- di consentire alla politica di prendere delle decisioni basandosi sui dati di fatto scientifici, empirici; poi ciascuno puo' avere le proprie opinioni e scelte in termini morali, etici, ma le risorse di uno Stato sono risorse finite. Allora la scelta non è quella se salvare o non salvare un bambino, ma la scelta è se investire i soldi pubblici per terapie che siano conformi alle regole e che cercano di recepire quello che i dati di fatto, cioe' la scienza, dicono, oppure se ci consegniamo alla emotività creata sulla base di trasmissioni che, al contrario nostro, raggiungono 8-10 milioni di ascolto e possono scommettere sulla paura, sulle speranze e disinformazione della gente. Sulla sperimentazione animale il problema non e' dissimile. Fermo restando la libertà, in termini morali, di ritenere la vita di un animale pari o anche superiore alla vita di un essere umano, quello che non si può fare è spacciare per verità scientifica l'inutilità di quella ricerca.

Perchè noi sappiamo -e lo sappiamo dalla coscienza degli scienziati che intervengono con l'associazione- che se c'e' una possibilità, una speranza, come già e' stato fatto, di gradualmente ridurre il ricorso a quella sperimentazione senza diminuire le speranze di vita e di salute dei malati, questa speranza va perseguita. E la strada per perseguirla si chiama libertà di ricerca scientifica, non si chiama violenza e ricatto contro i ricercatori e gli scienziati, i quali non a caso sono individuati come l'anello debole, perche' poi le stesse mobilitazioni e le stesse azioni di intimidazione, non si capisce bene per quale motivo, non sono dispiegate nei confronti di altri; penso all'industria della macellazione industriale, che e' responsabile per sofferenze e morti di animali ordini di grandezza di migliaia di volte superiori, ma che non ricevono nemmeno una parte di quella attenzione, e in alcuni casi di quella violenza (che ovviamente non e' la violenza del mondo animalista o di tutti gli animalisti, ed è anzi una violenza contro le genuine speranze e scelte della maggior parte degli animalisti).

Sono temi dei quali bisogna occuparsi senza timore della impopolarità, cercando la conoscenza dei fatti, come sugli ogm (c'e' qui Ruggini e ne parleremo anche oggi): sappiamo che c'e' un'opinione pubblica abbondantemente scatenata contro, sulla base non di conoscenza e di dati di fatto scientifici, mentre noi di questo cerchiamo di occuparci.

Su altre questioni -le carceri, la giustizia- il Presidente della Repubblica Napolitano ha mostrato di rendersi conto di quello che Pannella e i Radicali stanno cercando di dirgli da tempo; di uno Stato in condizione di criminalità, lo Stato che commette crimini di fronte alla giustizia e alla legge, e il Presidente della Repubblica che si e' finora dimostrato impotente di fronte a questi crimini e in parte, oggettivamente o soggettivamente, coresponsabile lui stesso, invocando la prepotente urgenza di trovare soluzione a quel problema e poi non riuscendo a trovare alcuna soluzione.

Penso che la scelta, l'ottima scelta del Presidente della Repubblica di nominare  quei senatori a vita, sia anche un riconoscimento, la presa di consapevolezza di quanto la scienza sia oggi cacciata ai margini dal decisore politico.

Il divario, l'abisso che c'e' tra qualità della conoscenza scientifica e qualità della presa di decisioni politiche e' un abisso che si apre sempre di piu'. Credo che la nomina di Elena Cattaneo e degli altri senatori a vita sia da parte del Presidente della repubblica una presa di consapevolezza.

Per noi la questione è bene presente: abbiamo già deciso per aprile la convocazione del terzo congresso mondiale per la libertà della ricerca scientifica, stiamo cercando di avere scienziati del mondo arabo, una ricercatrice tunisina che ci racconta gli ostacoli nel fare scienza nelle loro università.

Si parla oggi di Iran, di disgelo politico, domani ci sarà qui a Orvieto Emma Bonino. All'ultimo Congresso, proprio Elena Cattaneo ci parlava degli scienziati iraniani, degli ostacoli che incontrano a causa dei proibizionismi ideologici e degli ostacoli economico-finanziari per condurre la ricerca in  quei Paesi. Non c'e' forse nulla di piu' globale, transnazionale, della conoscenza scientifica. Questo congresso vuole essere la sede per chi ritiene di fornire il proprio contributo a sostegno di quell'obiettivo globale che riguarda la scienza, riguarda quindi il benessere economico, la libertà di tutti i cittadini.

Abbiamo obiettivi troppo ambiziosi per una platea di un centinaio di persone, mentre tutto il mondo fuori il mondo del potere parla d'altro? E mentre il mondo dei telespettatori subisce quel discorso sterile, inutile, ricattatorio, privo di obiettivi e di sbocchi sulla vita concreta della gente?

Non lo so. Se avessimo l'illusione che basti discutere tra di noi per realizzare le "Laiche intese", saremmo dei velleitari. Abbiamo invece l'umiltà per sapere che qui portiamo le parole e il dibattito, ma poi e' condizione necessaria quella di ottenere un minimo di legalità e di conoscenza per tutti i cittadini affinché qualcosa di quelle laiche intese si realizzi davvero. Se manteniamo quell'umiltà non e' detto che non arrivino i risultati.

Il risultato di due giorni fa sulla legge 40, se l'avesse ottenuto un grande nome di partito ufficiale del regime italiano di destra o di sinistra, cioè se qualcuno di loro avesse potuto andare in una sede di assemblea e dire "vi ricordate  quei referendum? uno l'abbiamo vinto con l'iniziativa giudiziaria" -lo ripeto- avrebbe ricevuto un'ovazione. Noi non abbiamo bisogno di training autogeno e di ovazioni, abbiamo bisogno di andare avanti con l'ambizione e l'umiltà di questi obiettivi e di queste battaglie.