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Martedì, 27 Settembre, 2016 - 12:17
La buona morte è buona medicina e misericordia
Pubblichiamo a seguire il corsivo di Paolo Cornaglia Ferraris pubblicato oggi su La Repubblica

La buona morte è buona medicina e misericordia

Papa Francesco incoraggia ad esercitare misericordia. I confini tra misericordia e compassione non esistono, perché solo partecipando alla sofferenza altrui si esercita misericordia. I medici che ragionano su quanto la scienza fa per sostenere la compassione di chi agisce contro la sofferenza, segnalano che la sedazione terminale del bambino morente è pratica scientificamente consolidata. Lo stesso consenso si registra contro l'eccesso di macchine e farmaci a sostegno di sopravvivenze impossibili. Si può fare meglio? Certo. Si può evitare di sollevare polemiche su ciò che è accaduto in Belgio ad un diciassettenne la cui vita è stata interrotta dalla malattia, non certo da "mano assassina". Esistono condizioni cliniche che impediscono alla vita di procedere e stati di sofferenza intollerabili. Chi non vede, non sa. Ma se capitasse ai più polemici contro l'eutanasia di stare accanto a un bambino in coma il cui tumore, operato e trattato molte volte, rispunta dall'angolo di entrambi gli occhi, prendendo forme di cavolfiore, che ne devasta il viso insieme all'animo dei genitori, cosa farebbe? Il silenzio nel quale l'eutanasia si nasconde in corsia, cresce sotto un mantello misericordioso, che tutto copre. Nessuno che ne ignori il percorso scientifico e antropologico dovrebbe polemizzare. La buona morte è un atto di misericordia? Chi sa rispondere ha capito quanto sia difficile fare il medico. Chi lancia proclami e invettive, invece, non ha capito nulla.