26-05-2014

Eutanasia, sulla legge colpevoli ritardi

Eutanasia, sulla legge colpevoli ritardi

Carlo Troilo, dirigente dell'Associazione Luca Coscioni, interviene oggi a pagina 16 de l'Unità.

Sono passati quasi 250 giorni dal deposito in Parlamento della proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione della eutanasia presentata dalla Associazione Luca Coscioni e da altre associazioni con 65mila firme di cittadini/elettori e sette mesi dall'incontro con la presidente della Camera Laura Boldrini, che promise ai dirigenti dell'Associazione di impegnarsi per la modifica dei regolamenti parlamentari per rendere certo l'esame delle leggi di iniziativa popolare. Infine, sono trascorsi due mesi dal giorno in cui il presidente Napolitano, in una lettera indirizzata a me con l'invito a renderla pubblica, ha richiamato l'attenzione del Parlamento sulla necessità di «non eludere un sereno e approfondito confronto di idee su questo argomento».

Dopo l'intervento del Capo dello Stato decine di deputati e senatori hanno risposto alla lettera che avevo inviato, a nome dell'Associazione, a tutti i parlamentari. Molti per dirsi d'accordo con la legalizzazione della eutanasia, altri per sostenere l'opportunità di mirare, in questa fase, ad una buona legge sul testamento biologico: tutte posizioni apprezzabili, cui però non ha fatto seguito alcuna iniziativa concreta, così che la proposta di legge attende ancora di essere calendarizzata dalla Camera o dal Senato.

Intendo denunciare questa inerzia del Parlamento. E lo faccio assieme a Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli, Luciana Castellina, compagna di Lucio Magri ed al figlio di Carlo Lizzani, Francesco: tre persone che hanno vissuto come me il dramma del suicidio di un familiare e che hanno voluto, in una conferenza stampa tenuta il 18 marzo, denunciare la impossibilità, in Italia, di ottenere una morte dignitosa abbattendo il tabù della eutanasia, reso ancora più intoccabile dai veti delle alte gerarchie vaticane e dai politici clericali che fanno il loro gioco.

In quella conferenza stampa ho reso noti i dati sui malati che ogni anno si suicidano (circa mille) o tentano di farlo senza riuscirvi (più di mille) ed il numero incredibile dei malati terminali che ogni anno, nei reparti di terapia intensiva degli ospedali e delle cliniche italiani, muoiono con l'aiuto attivo di medici pietosi e coraggiosi: ventimila.

Chiara, Luciana, Francesco ed io vogliamo richiamare l'attenzione dei nostri parlamentari su questi dati, che nessuno ha potuto smentire perché purtroppo rispecchiano la vergognosa realtà del nostro Paese. Chiediamo a deputati e senatori di riflettere su questo: nei due mesi trascorsi dal sereno ma fermo appello del capo dello Stato oltre 300 malati si sono suicidati o hanno tento di farlo e per oltre 3.000 malati terminali si è fatto ancora una volta ricorso alla eutanasia clandestina: una situazione - la clandestinità - che si presta proprio a quelle «derive eutanasiche» tanto paventate, a parole, dai cattolici oltranzisti. La Costituzione garantisce ed anzi impone ai parlamentari agli «eletti del popolo» - di seguire solo la propria coscienza. Lo facciano ed introducano finalmente nel nostro ordinamento quelle norme di civiltà senza le quali continuerà senza fine la «strage degli innocenti» ed il dolore inestinguibile dei loro congiunti.

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